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Nella cultura del paese del Sol Levante, le calzature hanno da sempre un ruolo particolare e uno spazio prestabilito, dei confini da non oltrepassare. Opere d’arte, creazioni di designer di fama mondiale: le scarpe sono oggetti di culto e al contempo sporchi, non degni di calpestare l’intimità della casa. Il fatto che le usanze nipponiche siano state in parte modificate dall’occidentalizzazione, non significa che non abbiano a loro volta lasciato un’impronta sugli usi e sui costumi di altri paesi. In particolare, l’immagine dei sandali giapponesi tradizionali è conosciuta universalmente e da essa hanno tratto ispirazione numerosi stilisti contemporanei, nella creazione di calzature d’alta moda e prêt-à-porter. Ad oggi, negli atelier, nelle boutique e per le strade, non è raro vedere scarpe liberamente ispirate ai geta giapponesi

L’influenza dei geta nella moda contemporanea

Tra le calzature tradizionali giapponesi, i sandali geta sono quelli più conosciuti: la versione più comune è composta da una suola piatta in legno (dai 台), due tasselli verticali in legno di paulownia (ha 歯), un nastro in tessuto che separa l’alluce dalle altre dita (hanao 鼻緒). Questo tipo di calzatura esiste in numerose varianti, che differiscono dall’originale per alcuni dettagli. I geta dei mercanti o quelli indossati in situazioni formali, per esempio, sono molto più alti per evitare di sporcare l’orlo dei vestiti, mentre gli okobo, la versione dei geta indossata dalle apprendiste geisha, hanno un unico platform scavato nella parte anteriore, che non tocca il terreno. L’eredità dei sandali giapponesi tradizionali è visibile continuamente sulle passerelle, specialmente quelle europee. Alcuni brand scelgono di omaggiarla in modo innovativo, un cameo moderno e accessibile come quello di Trippen, che nelle sue calzature ripropone spesso il platform diviso in due blocchi. Altre case di moda preferiscono invece portare in scena una rivisitazione energica ed esplicita delle calzature tradizionali giapponesi e degli ultimi trend dell’Harajuku style.

 

La reinterpretazione dei grandi stilisti

Love it or hate it: le collezioni che giocano in modo drastico sull’unione di vecchio e nuovo, richiamano al contempo ammirazione e aspra critica. Prada e Kenzo in passato hanno saputo proporre collezioni grafiche ed estreme, fortemente ispirate alle linee dei sandali tradizionali giapponesi. Lo stile proposto dalla casa di moda italiana è pura arte e contaminazione, espressione evolutiva di una cultura millenaria in cui la scarpa è ben più che un accessorio, è status symbol, è concetto. Nelle shoes Prada dell’iconica collezione SS13 ritroviamo tutti gli elementi tipici dell’estetica giapponese: la suola divisa, il morbido declivio degli okobo, i fiori di ciliegio, i nastri preziosi, i tabi. Anche Kenzo, nella SS11, ha messo in passerella una collezione dal mood contradditorio, dove vecchio e nuovo, Occidente e Oriente si sono fusi in sandali geta moderni e colorati. L’eredità della moda e delle tradizioni giapponesi sono fortemente presenti in Occidente e si ripresentano in modo ciclico, portando con loro atmosfere cerimoniali, eleganza essenziale ed un’estetica ossimorica.

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